Le Colonne Jakin e Boaz: Dualità ed Equilibrio
Due colonne si ergono nel Tempio di Salomone, a Gerusalemme, secondo il racconto biblico. Jakin e Boaz non sono semplici supporti architettonici, ma simboli di una dualità fondamentale che la massoneria ha integrato profondamente nella sua tradizione: l’idea che ogni equilibrio, ogni armonia, ogni perfezione emerge dal bilanciamento tra forze complementari. Questo articolo esplora il significato storico, teologico e massonico di queste due colonne, la loro presenza nelle logge di tutto il mondo e ciò che rappresentano per il massone che cammina verso il perfezionamento.
Origine biblica: Le colonne del Tempio di Salomone
Il primo libro dei Re (7:15-22) narra che il re Salomone, costruendo il Tempio di Yahweh, incaricò il maestro Hiram di Tiro di fondere due colonne di bronzo destinate al portico. Secondo il testo biblico, queste colonne avevano un’altezza straordinaria: diciotto cubiti ciascuna (circa nove metri), sormontate da capitelli scolpiti con ornamenti di gigli e melagrane.
La prima colonna fu chiamata Jakin, il cui nome in ebraico (יכין) significa “egli stabilirà” o “sarà stabilito”, esprimendo il concetto di stabilità e fondamento. La seconda fu denominata Boaz, il cui nome (בעז) significa “in lui è la forza” o “fortezza del Signore”, alludendo alla potenza divina e alla solidità inamovibile.
Sebbene il testo scritturale offra principalmente dati architettonici, la massoneria ha sviluppato un’interpretazione simbolica di queste colonne che trascende i dettagli costruttivi. Non si tratta semplicemente di due pilastri di bronzo che fiancheggiavano l’ingresso del Tempio, ma dell’espressione materiale di principi universali che gli antichi riconoscevano come fondamentali nell’ordine del cosmo e nella strutturazione dell’essere umano.
Significati complementari: Una lettura massonica
Nel contesto della massoneria speculativa, Jakin e Boaz rappresentano coppie di qualità che si equilibrano e si completano a vicenda:
Stabilità e Movimento
Jakin, lo stabilimento o il fondamento, evoca l’idea di radicamento, di ciò che permane, della solidità del principio. È la passività relativa, la ricettività, ciò che è fisso e sicuro. Boaz, la fortezza, suggerisce l’azione, la dinamicità, il potere che opera e trasforma. Insieme, simboleggiano che la vera vita non è né puro statismo né caos permanente, ma il dialogo vivo tra ciò che è permanente e ciò che è mutevole.
Forza e Bellezza
Un’interpretazione classica associa Jakin alla Bellezza (in ebraico, Netzach) e Boaz alla Forza (Gevurah). La bellezza senza forza è fragile, illusoria; la forza senza bellezza è brutale, distruttiva. Il massone che aspira alla saggezza comprende che entrambe le qualità devono coesistere: l’eleganza della forma e la solidità della sostanza, la grazia e il vigore, la sensibilità e la determinazione.
Saggezza e Potere
Una terza lettura lega Jakin alla Saggezza (il femminile, l’intuitivo, il ricettivo) e Boaz al Potere (il maschile, l’attivo, il direttivo). Non nel senso di generi biologici, ma di principi complementari presenti in ogni essere: la conoscenza riflessiva e la capacità d’azione, l’ispirazione e l’esecuzione. Il tempio interiore di ogni massone si costruisce quando riesce a integrare armoniosamente entrambi i principi.
Misericordia e Severità
Nella Cabala occidentale, Jakin è spesso correlato alla Misericordia e Boaz alla Severità. La vera giustizia non è né clemenza senza limite né castigo spietato, ma la sintesi: la capacità di comprendere con compassione e di agire con equità. Le colonne insegnano che governare, dirigere, vivere in comunità, richiede questa dualità consapevole.
Simmetria massonica: Rappresentazione nelle logge
Nelle logge massoniche di tutte le tradizioni, le Colonne Jakin e Boaz occupano un luogo privilegiato. Fiancheggiano tipicamente l’ingresso alla loggia o l’accesso all’Oriente, creando un portico simbolico che segna la transizione tra il mondo profano e lo spazio sacro del lavoro massonico.
Questa disposizione spaziale non è casuale. Il massone che varca quella soglia lo fa nella piena consapevolezza di entrare in un luogo dove certi principi regolano la sua condotta: la ricerca della saggezza, l’esercizio responsabile del potere, l’armonia tra forze contrarie. Le colonne sono guardiani silenziosi di questa intenzione.
Molte logge decorano queste colonne con decorazioni speciali:
- Capitelli ornamentati, che evocano la magnificenza del Tempio di Gerusalemme e richiamano il sentimento che la loggia sia un rifugio di bellezza in un mondo agitato.
- Iscrizioni delle parole Jakin e Boaz, in caratteri ebraici o nella lingua di ogni obbedienza, assicurando che il simbolismo rimanga consapevole.
- Simbolismo cromatico, dove Boaz è spesso associato a colori scuri (nero, rosso) e Jakin a colori chiari (bianco, azzurro), rafforzando l’idea di dualità e contrasto.
- Figure geometriche alla loro base o capitello: cerchi, quadrati, o la lettera G massonica, collegando le colonne ad altri simboli dell’ordine.
In alcuni rituali massonici, i gradi simbolici (Apprendista, Compagno, Maestro) sono messi in relazione particolare con queste colonne. L’Apprendista nasce sotto la loro influenza; il Compagno le contempla in profondità; il Maestro ne comprende il vero significato. Così, le colonne accompagnano l’intera traiettoria del massone.
Equilibrio dei contrari: Un insegnamento di armonia
L’importanza di Jakin e Boaz nel pensiero massonico risiede nella lezione profonda che contengono: il mondo non funziona per la vittoria di un estremo sull’altro, ma per l’equilibrio dinamico di forze opposte.
Questa idea è coerente con molte tradizioni sapienziali. La filosofia taoista espresse questa verità mediante lo yin e lo yang; la tradizione ermetica la riconobbe nel principio di polarità; la cabala la strutturò nell’Albero della Vita, dove colonne di misericordia e severità fiancheggiano il cammino centrale dell’illuminazione.
La massoneria riprende questa universalità e la impianta nel cuore del suo simbolismo. Non c’è purezza assoluta senza impurità relativa; non c’è luce senza ombra; non c’è crescita senza conflitto. Il massone istruito non cerca di eliminare una delle colonne, ma di imparare a camminare tra entrambe, sviluppando la flessibilità e la maturità che quel cammino richiede.
Applicazione nella vita profana
Questo equilibrio non è meramente teorico. La loggia insegna ai suoi membri che qualsiasi progetto umano, personale, familiare, sociale o politico, prospera quando integra la dualità:
- Il riformatore sociale ha bisogno sia della compassione che lo muove (Jakin) sia della determinazione per perseverare di fronte alla resistenza (Boaz).
- L’artista richiede la disciplina tecnica (Boaz) e l’ispirazione creativa (Jakin).
- Il governante deve coniugare l’ascolto empatico (Jakin) con la decisione ferma (Boaz).
- Il cittadino consapevole sviluppa il pensiero critico che interroga (Boaz) e l’apertura mentale che riconosce ciò che ignora (Jakin).
Risonanza storica e universale
Sebbene il simbolo nasca dalla tradizione biblica e architettonica, il suo potere è anteriore a queste espressioni concrete. La dualità di Jakin e Boaz risponde a un’intuizione che appare in praticamente tutte le culture umane: la comprensione che la realtà si tesse con contrari complementari.
In Mesoamerica, i popoli maya riconoscevano la dualità del cosmo. In Oriente, il Buddha insegnò la via di mezzo tra gli estremi. Gli antichi greci videro negli dei tanto l’ordinato (Apollo) quanto il caotico (Dioniso). La massoneria, come erede di questa saggezza perenne, rivendica le colonne come espressione di una verità trasversale.
L’interessante è che la massoneria non inventa il significato di Jakin e Boaz, ma lo riscopre e lo vitalizza. Prende dei simboli che provengono dal Tempio di Salomone, un edificio che, storicamente, non fu mai tanto maestoso quanto la tradizione lo presenta, e li recupera dall’archeologia per trasformarli in strumenti del perfezionamento umano.
Assenza di rivelazione dogmatica
Va notato che la massoneria, nella sua diversità, non impone un’unica interpretazione delle colonne. Non esiste un catechismo unico che definisca esattamente cosa significhino Jakin e Boaz per ogni massone. Questo è coerente con lo spirito dell’Ordine: ogni fratello, lavorando sotto il patrocinio della luce simbolica, è invitato ad approfondire questi simboli e a scoprirvi risonanze personali, filosofiche o spirituali.
Questa apertura interpretativa è una forza, non una debolezza. Significa che le colonne servono tanto al massone materialista che le vede come principi di equilibrio psicologico, quanto al massone religioso che vi riconosce l’azione della Provvidenza. Entrambi, camminando tra le due colonne, avanzano nel cammino della saggezza.
Conclusione
Jakin e Boaz rimangono in piedi, simbolicamente, in ogni loggia massonica del mondo. Sono ricordi di una verità che non invecchia: che la pienezza umana non viene dall’aggrapparsi a un estremo e respingere l’altro, ma dallo sviluppare la capacità di abitare lo spazio intermedio, di integrare forze complementari, di vedere negli opposti non nemici inconciliabili ma soci necessari dell’esistenza.
Il massone che impara a camminare tra le colonne non cerca di diventare un eroe semplicista che domina o distrugge, ma un essere saggio che comprende, che equilibra, che costruisce ponti. E così, le sue mani contribuiscono, come quelle degli antichi scalpellini, all’opera silenziosa ma incessante dell’umanità che si perfeziona da sé.
In ultima analisi, Jakin e Boaz invitano ogni fratello a porsi una domanda essenziale: Su quale colonna mi sono arrampicato, ignorante dell’altra? Quale forza complementare sono chiamato a risvegliare? La risposta è unica per ogni massone, ma il viaggio tra le colonne è universale.