Iachino e Boaz: Le Colonne del Tempio di Salomone
Jachin e Boaz sono i nomi di due colonne di bronzo che, secondo la Bibbia, sorgevano nel portico del Tempio di Salomone, il Primo Tempio di Gerusalemme. Menzionate nei libri di 1 Re, Geremia e 2 Re, queste colonne non erano elementi strutturali portanti, ma probabilmente erano indipendenti, basandosi su prove archeologiche comparative di colonne simili trovate in altri templi dell’antico Vicino Oriente. Il loro nome e simbolismo hanno trascinato il contesto biblico per influenzare l’architettura religiosa, la massoneria e varie manifestazioni culturali.
Descrizione biblica e dimensioni
Le fonti bibliche forniscono una descrizione dettagliata di queste colonne. Secondo il libro di 1 Re (7:13–22, 41–42), furono realizzate da un artigiano cananeo di nome Hiram, che lavorò anche ad altri elementi del Tempio. Le colonne misuravano 18 cubiti di altezza e 12 cubiti di circonferenza, equivalenti approssimativamente a 8,2 metri di altezza e 1,8 metri di spessore, secondo le misure moderne. Erano cave, con uno spessore di quattro dita, come specificato in Geremia 52:21–22.
I capitelli, anch’essi di bronzo, raggiungevano un’altezza di 8 piedi (2,4 metri) ed erano riccamente decorati. Su ogni capitello c’erano reti a scacchiera, circondate da sette catene, e decorate con file di 200 melograni. I capitelli erano sormontati da gigli di bronzo, un motivo vegetale che evocava la fertilità e la vita. Questa ornamentazione, che combinava elementi geometrici e naturali, rifletteva lo splendore artistico del Tempio di Salomone.
Storia e distruzione
Le colonne Jachin e Boaz non sopravvissero alla distruzione del Primo Tempio da parte dei Caldei nel 586 a.C. Il libro di Geremia (52:17) riporta che «i Caldei spezzarono le colonne di bronzo della Casa del Signore», un resoconto simile a quello di 2 Re 25:13. Per facilitarne il trasporto, le colonne furono smantellate in pezzi e portate a Babilonia come bottino di guerra.
Quando fu costruito il Secondo Tempio, dopo il ritorno dall’esilio babilonese, non c’è notizia che siano state realizzate nuove colonne per sostituire Jachin e Boaz. Questa assenza documentale suggerisce che le colonne originali non furono restaurate, e il loro ricordo rimase fissato nei testi biblici come simbolo della gloria perduta del Primo Tempio.
Orientamento e dibattito storiografico
La posizione esatta delle colonne nel portico del Tempio è stata oggetto di dibattito tra commentatori e studiosi. Secondo il rabbino Raymond Apple, i commentatori ebrei su 1 Re 7:21 sostengono che, dalla prospettiva di una persona situata all’interno dell’edificio che guarda verso l’ingresso a est, Jachin era a destra (a sud) e Boaz a sinistra (a nord). Questa interpretazione coincide con quella dello storico ebreo-romano del I secolo Flavio Giuseppe, che nella sua opera Antichità giudaiche afferma che Jachin (ebraico: יָכִין, «Egli stabilirà») era a destra nel portico, mentre Boaz (ebraico: בֹּעַז, «In lui [è] la forza») era a sinistra. Una nota esplicativa di William Whiston, traduttore di Giuseppe, conferma che questa disposizione concorda con l’opinione dei commentatori ebrei.
Tuttavia, l’archeologo tedesco Carl Watzinger (1877–1948) assunse un punto di vista diverso: da est, guardando verso il Tempio, invertì la collocazione tradizionale delle colonne in un disegno che è stato utilizzato da fonti successive, inclusa l’Encyclopaedia Judaica. Di conseguenza, alcune fonti recenti situano Jachin a nord e Boaz a sud, contrariamente alla tradizione più antica. Questo dibattito storiografico riflette le difficoltà nel ricostruire con certezza la disposizione originale del Tempio di Salomone.
Significato simbolico
I nomi delle colonne hanno un significato profondo nella tradizione ebraica. Jachin significa «Egli stabilirà», alludendo alla stabilità e alla permanenza divina, mentre Boaz significa «In lui [è] la forza», evocando il potere di Dio come fondamento del Tempio. Insieme, le colonne simboleggiavano la presenza divina e la solidità dell’alleanza tra Dio e Israele. Nel contesto del Tempio, fungevano da soglia simbolica tra il profano e il sacro, segnando l’ingresso nello spazio dove risiedeva la divinità.
Influenza culturale
L’influenza di Jachin e Boaz si estende oltre l’ambito biblico. Nell’architettura religiosa, diverse chiese europee hanno incorporato coppie di colonne indipendenti che evocano quelle del Tempio di Salomone. Esempi notevoli includono la chiesa romanica di Santa Maria Maggiore a Tuscania (Italia), la Cattedrale di Würzburg (Germania) e la Chiesa di Dalby (Svezia). Queste colonne, spesso ai lati dell’ingresso principale, riproducono la disposizione originale come omaggio simbolico al Tempio.
Nella massoneria, le colonne Jachin e Boaz sono un elemento emblematico presente nella maggior parte delle logge massoniche. Fanno parte dell’uso simbolico del Tempio di Salomone nel rituale massonico, rappresentando la saggezza, la forza e la bellezza, nonché i principi di stabilimento e fortaleza che guidano la fraternità. La loro presenza nelle logge sottolinea la connessione della massoneria con la tradizione salomonica e la sua ricerca di perfezionamento umano.
In altri ambiti culturali, Jachin e Boaz hanno lasciato il segno. La città di Jakin, nello stato della Georgia (USA), prende il nome dalla colonna. Nel tarocchi, alcune varianti della carta «La Papessa» rappresentano Boaz e Jachin come simboli di dualità e mistero. Nella narrativa, il romanzo di Russell Hoban The Lion of Boaz-Jachin and Jachin-Boaz (1973) presenta due personaggi nominati in onore delle colonne. Nella serie anime Gundam SEED (2002), gli accessi agli habitat spaziali sono sorvegliati da fortezze chiamate «Boaz» e «Jachin Due». Allo stesso modo, nel romanzo Il simbolo perduto (2009) di Dan Brown, il cattivo Mal’akh porta immagini di Jachin e Boaz tatuate sulle gambe.
Contesto storico e significato duraturo
Jachin e Boaz rappresentano un legame tangibile tra il testo biblico e la cultura materiale dell’antico Israele. Sebbene non siano conservati resti archeologici diretti delle colonne, la loro descrizione nella Bibbia e nelle opere di Giuseppe fornisce una finestra sulla ricchezza artistica e simbolica del Tempio di Salomone. La loro distruzione e l’assenza di sostituzione nel Secondo Tempio segnano un punto di svolta nella storia ebraica, simboleggiando la perdita della gloria del Primo Tempio e la speranza della sua futura restaurazione.
Il dibattito sul loro orientamento, lungi dall’essere una mera curiosità accademica, riflette la complessità di ricostruire il passato a partire da fonti frammentarie. L’influenza di Jachin e Boaz nell’architettura, nella massoneria e nella cultura popolare dimostra come i simboli biblici possano trascendere il loro contesto originale per acquisire nuovi significati nel corso dei secoli. Come emblemi di stabilimento e forza, queste colonne continuano a essere un ricordo della perdurante risonanza del Tempio di Salomone nell’immaginazione umana.
Fonti
- Wikipedia, “Boaz and Jachin” — https://en.wikipedia.org/wiki/Boaz_and_Jachin